Cristina Kristal Rizzo

Echoes

Pensate come una cartografia di danze per spazi differenti e forse abbandonati: un bosco, un giardino, una cortile in cemento, un deserto, un campo selvatico ma anche un museo o una sala d’aspetto. Le cartografie di Echoes entrano in dialogo con lo spazio che le ospita tanto da diventare un’attività intima, un’abilità dei corpi di entrare in contatto con il paesaggio, un sistema cinetico che gioca poeticamente con l’anatomia delle forme e la bellezza della misura.

Il lavoro coinvolge cinque corpi danzanti che disegnano e compongono senza soluzione di continuità una coreografia costruita su ripetizioni e differenze, momenti di solitudine così come partiture corali dai temi corporei semplici e lineari, musicalmente sostenute da loop e lunghissimi rallenti generati dal sound pop melodico della star R&B Frank Ocean.

La composizione dell’immagine prevede una dimensione in live streaming attivata dal vivo dai danzatori stessi, un punto di vista interno che avvicina i corpi e il dettaglio tattile all’occhio e alla pelle, rivelando la potenziale capacità del digitale di depositare particelle affettive. Chiunque può vedere questa parte virtuale di immagini in movimento attraverso il proprio telefono durante la performance dal vivo, in un altro luogo o in un secondo momento. Echoes esprime la tensione leggera e radicale allo stesso tempo, di una coreo politica incarnata nel pensiero dei corpi.

E’ possibile seguire la memoria storica video di Echoes a questa pagina Facebook

Concept, coreografia, costumi e sound: Cristina Kristal Rizzo
Danza: Annamaria Ajmone, Marta Bellu, Jari Boldrini, Sara Sguotti, Cristina Kristal Rizzo
Musica: Frank Ocean
Produzione: Fuorimargine – Centro di Produzione della Danza e delle Arti Performative della Sardegna
Con il sostegno di: TIR Danza
Co-produzione: Festival Danza Estate / con il supporto di PARC Performing Arts Research Centre, h(abita)t –
Rete di Spazi per la Danza / QB Quanto Basta / Creazione 2021/

 

Perdere il senso dei propri confini corporei può accadere quando danziamo, in ascolto con un’altra persona, o immersi nella natura. Molte persone descrivono la sensazione come un sentire intenso di “perdita di sé“: sentire di confondersi con l’altro o con il paesaggio, perdere o non avere più il senso di essere “sé“, può essere pauroso ma anche esilarante, liberatorio e gioioso.

Imogen Stidworthy, Detours e-flux journal issue 115.

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