Cogliere, capire e accettare la quiete del non sapere, del non riuscire, del non poter comprendere tutto. Cogliere le dimensioni in cui ci mettiamo. Affilare un sentire. Cosa voglio? Dove mi porto? Dove mi metto? Come muovo il cursore? Cosa cerco? Cosa sento? Come mi sento? Come sento che dentro di me non ci sono solo io ma che sono abitata da una serie di schemi, intuizioni, delusioni, morti, fantasmi che hanno abitato già i miei antenati. Perché il mio corpo è anche il tuo corpo? Perché mi avvicino a te? Perché mi piace starti vicina? Perché, perché, perché… Farsi domande è più semplice di trovare risposte? Anche questa è una domanda. Non c’è assolutezza, ci sono sempre tanti, tantissimi ingredienti di una sola cosa, di una sola questione. Quanto mi sposta questa cosa? Cerco di starle vicina, di essere più aderente possibile a me stessa. Volgere, rivolgere, senza guardare solo dentro. Occhi gentili per cogliere e rivolgersi, donare luce, accettare la bellezza della moltitudine come spazio di esistenza. Non voglio stare in superficie, non è il mio luogo, sono una sirena.
Il lavoro nasce a partire dall’esperienza maturata all’interno del percorso Il coraggio di essere – valori e moventi di un corpo nel teatro di oggi a cura di Raffaella Giordano, promosso dall’Associazione Sosta Palmizi con il sostegno di MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
Di e con_Chiara Mameli
Attraversamenti_Enzo Riccio e Silvia Bandini
Produzione_Fuorimargine Centro di danza e arti performative
Durata_20′