Fatigue è una performance corale, vocale e fisica, sull’atto di andare avanti, che evoca una scalata e una processione, in cui respiro e canto sono all’origine della coreografia. Un corpo fatto di più corpi affronta la fatica di un movimento fisico e spirituale, in cui possono emergere visioni e tracce di persone e luoghi perduti o lasciati. L’ascesa è di solito impiegata come metafora per il compimento di un obiettivo o persino per la conquista di nuovi territori, ma se non ci fosse alcuna cima da raggiungere e l’impresa avvenisse su una superficie infinitamente piana?
Fatigue mette corpi e voci sotto sforzo, in uno spazio che è al tempo stesso di lotta e di sostegno reciproco, mentre creano un rifugio effimero, prima che il percorso continui, oltre lo sguardo.
Progetto, coreografia, scrittura vocale, costumi_Irene Russolillo
Creazione sonora, scrittura vocale_Edoardo Sansonne/Kawabate
Creazione, performance danza_Toma Aydinyan, Andrey Tikhonov.
Creazione, performance canto_ Zara Gevorgyan, Lusya Karapetyan
Artiste tessili_Hermine Melkonyan, Piruza Gevorgyan, Hermine Iskandaryan, Anahit Gasparyan, Karine Galoyan
Sartoria_Gohar Ghazaryan
Interventi pittorici_Vanessa Mantellassi
Coproduzione_ORBITA|Spellbound centro di produzione nazionale della danza di Roma e Henrik Igityan NCA National Centre for Aesthetics di YerevanCoordinatrice di produzione_Nara Makaryan
Sostegno per le residenze creative_Associazione Culturale Dello Scompiglio, TRAC teatri di residenza artistica, Network Crossing the sea
Partnership_High Fest International performing arts festival
Col supporto di_MiC Ministero della Cultura, Ministero della Cultura della Repubblica armena
Foto_Monia Pavoni
Durata_45′
Molte persone non europee, non occidentali e non ricche, non possono decidere se spostarsi, dove andare o ritornare a loro piacimento, come io invece posso fare. Non possono perseguire l’aspirazione al cambiamento, qualunque esso sia, come io ho il privilegio di poter fare. L’impossibilità di muoversi liberamente è una questione evidente e pressante. Anche se una performance non ha alcun potere e di fatto non fa nulla nei confronti delle politiche migratorie, con questo lavoro celebriamo qualunque sforzo che precede o accompagna i movimenti delle persone.